Saturday, January 30, 2010

La ragione lavora senza garanzie



da  L'Osservatore Romano, 25-26 gennaio 2010



La ragione lavora senza garanzie


Da Cartesio a Kant i limiti del pensiero razionale

Dall'ultimo numero della rivista "Vita e Pensiero" pubblichiamo la parte finale di un articolo del professore di Diritto e Filosofia presso la Northwestern University di Evanstone (Illinois, Usa) nella traduzione di Lorenzo Fazzini e Roberto Presilla.


di Charles Taylor

Vorrei parlare della "sola ragione":  la ragione spogliata di ogni informazione proveniente dalla fede o dalla rivelazione. Prendo l'espressione dal famoso libro di Kant, La religione entro i limiti della sola ragione, dove è molto chiaro che cosa intende:  non ho altre fonti non rivelate, intendo definire la religione in termini puramente razionali. In fin dei conti questo è stato uno dei grandi sogni dell'Illuminismo, e resta ancora forte.

Mettiamo insieme i tre fili conduttori, le tre fonti della sola ragione:  l'autonomia della ragione definita da Cartesio; il modello della scienza naturale come modello per la vita umana; infine l'idea di entrare in un mondo illuminato dove vediamo il senso del nostro ordine sociale, e solo di quello. Questi tre aspetti ci fanno credere che la sola ragione sia in grado di risolvere tutti i problemi e allo stesso tempo che questo risultato si possa raggiungere perché ci siamo liberati di altre fonti che davano risposte molto differenti a queste domande.

Ovviamente le cose non stanno così:  anche accettando l'idea di base  ... leggi tutto, SRM (cortesia L'Osservatore Romano)

Confronto con le diverse culture per armonizzare ragione e fede

 
da  L'Osservatore Romano, 29 gennaio 2010
 
 
Confronto con le diverse culture per armonizzare ragione e fede

Benedetto XVI alle Pontificie Accademie

In un'epoca come quella attuale, fortemente segnata dal relativismo e dal soggettivismo, è necessario entrare in dialogo con le diverse culture, per armonizzare ragione e fede e costruire un autentico umanesimo cristiano. È quanto in sostanza ha detto il Papa alle Pontificie Accademie, ricevute in udienza giovedì mattina, 28 gennaio, nella Sala Clementina, in occasione della quattordicesima seduta pubblica.

Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,
illustri Presidenti e Accademici,
Signore e Signori!

Sono lieto di accogliervi e di incontrarvi, in occasione della Seduta Pubblica delle Pontificie Accademie, momento culminante delle molteplici attività dell'anno. Saluto Mons. Gianfranco Ravasi, Presidente del Consiglio di Coordinamento fra Accademie Pontificie, e lo ringrazio per le cortesi parole che mi ha rivolto. Estendo il mio saluto ai Presidenti delle Pontificie Accademie, agli Accademici e ai Sodali presenti. L'odierna Seduta Pubblica, nel corso della quale è stato consegnato, a mio nome, il Premio delle Pontificie Accademie, tocca un tema che, nell'ambito dell'Anno Sacerdotale, riveste particolare importanza:  "La formazione teologica del presbitero".

Oggi, memoria di San Tommaso d'Aquino, grande Dottore della Chiesa, desidero proporvi alcune riflessioni sulle finalità e sulla missione specifica delle benemerite Istituzioni culturali della Santa Sede di cui fate parte e che vantano una variegata e ricca tradizione di ricerca e di impegno in diversi settori. Gli anni 2009-2010, infatti, per alcune di esse,  ... leggi tutto, SRM (cortesia L'Osservatore Romano)

Il saluto dell'arcivescovo Gianfranco Ravasi


da  L'Osservatore Romano, 29 gennaio 2010
 
 
Il saluto dell'arcivescovo Gianfranco Ravasi

All'inizio dell'udienza, l'arcivescovo Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e del Consiglio di Coordinamento tra Accademie Pontificie, ha rivolto un breve saluto a Benedetto XVI, nel quale ha evidenziato come l'incontro avvenga nella memoria di san Tommaso d'Aquino. Era stato proprio il grande domenicano nella Summa Theologiae a definire lo studio teologico come "un'impronta in noi della scienza divina".

"Le Accademie Pontificie - ha detto il presule - già attraverso il loro numero settenario, simbolo biblico di perfezione, desiderano esprimere il loro anelito alla ricerca di una pienezza spirituale e intellettuale. L'immagine con cui potrebbero essere raffigurate  ... leggi tutto, SRM  (cortesia 
L'Osservatore Romano)